Ti laurei ma resti precario

11/02/2015 -

L'Adige

Un titolo di studio elevato, quale il diploma o la laurea, non rappresenta più un motivo di sicurezza lavorativa, anzi: le persone più formate sono quelle che generalmente accedono ai lavori precari. Secondo un'indagine esplorativa promossa, in ambito locale, dal laboratorio per le relazione sindacali di Trento (lares) e presentata ieri mattina in un convegno tenutosi presso la sede della Tsm (Trentino school of management), al giorno d'oggi lo studio sembrerebbe giocare a sfavore delle giovani generazioni, comportando instabilità e flessibilità lavorativa non richiesta a chi interrompe gli studi prima del conseguimento del diploma di maturità. La tendenza, già evidente negli scorsi anni, è accentuata dalla crisi economica in corso, che ha comportato un repentino incremento dell'instabilità professionale. Di fatto, oltre un terzo dei laureati entrati nel 2013 nel mercato lavorativo ha sottoscritto un contratto atipico, mentre il rimanente è stato assunto a tempo determinato (per lo più come stagionale). «In Trentino - ha specificato Emilio Reyneri, docente dell'Università Milano Bicocca e responsabile della ricerca statistica - si registra un vero e proprio crollo dei contratti a tempo determinato tra il 2007 ed il 2013, con una crescita del precariato superiore a quella del resto d'Italia. In particolare, si evidenzia un netto peggioramento della situazione dei laureati, le cui aspettative di instabilità superano ì cinque anni». L'indagine di lares, avviata alla fine della scorsa estate e basata sui dati forniti dall'Agenzia provinciale per il lavoro e dall'Ufficio statistica della Provincia, si è riferita ad un lavoro simile già effettuato da Reyneri a livello nazionale, concentrandosi sull'ingresso dei giovani trentini, in età compresa tra i 15 ed i 35 anni di età, nel mondo del lavoro. Suddivisa in diversi ambiti, a secondo del grado di istruzione delle persone consultate e del tipo di rapporto professionale avviato, la ricerca rivela una situazione di grave disorientamento giovanile, dove l'instabilità e la dequalificazione pare essere direttamente proporzionale al livello di istruzione raggiunto. «Anche qui, come in tutta Italia - ha continuato Reyneri - i giovani sono spesso più istruiti di quanto serva per ottenere un lavoro stabile. Questo fenomeno comporta uno smarrimento nei ragazzi e nei loro stessi genitori, che hanno spinto i figli a studiare sulla base delle proprie esperienze (risalenti agli anni 70-80)». Stando ai dati forniti ieri, nell'arco di cinque anni, i contratti a tempo determinato per i giovani sono passati dal 23 al 7,5/6, mentre il lavoro parasubordinato è cresciuto di oltre dieci punti percentuali, passando dal 17,5 al 28%. Ad aggravare un quadro dalle tinte fosche, si aggiunge la precarietà nella pubblica amministrazione, che condiziona, a detta di Reyneri, buona parte del mercato del lavoro.

 

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