La crisi ha fatto vittime, ora si curino i vivi

19/03/2015 -

Corriere del Trentino

Il messaggio di Di Vico ieri al seminario Tsm Lares. Olivi: lavoriamo insieme

Trento L'immagine è quella della locomotiva, in cui singole imprese viaggiano come vagoni di un unico treno. «Perché la crisi ha favorito la selezione darwiniana, lasciando dietro di sé migliaia di morti. Ma oggi dobbiamo curarci dei vivi e con questi conquistare i mercati stranieri». La ricetta di Dario Di Vico, editorialista ed ex vicedirettore del Corriere della Sera, è tutta qui, «in un cambiamento culturale che ci renda capaci di specializzarci», che con uno «sguardo dal basso ci spinga fare, senza aspettare la mano pubblica». Lo scrive nel libro «Cacciavite, robot e tablet» realizzato a quattro mani con Gianfranco Viesti, docente di economia internazionale all'Università di Bari, e l'ha ripetuto ieri con forza nel corso del seminario organizzato a Trento da Tsm-lares.

Fondamentale, per il giornalista, liberarsi da «un'antropologia negativa» e porsi le domande giuste, come: «Quali sono le filiere di impresa sul territorio? Quante aziende-sistema siamo riusciti a creare?». «Solo così -- ha spiegato -- capiremo che più che preoccuparci di una singola chiusura, sarà bene investire sulla connessione tra mondi. Perché ciò che è rimasto in piedi dopo la crisi non è poco. E solo lavorando sui sistemi riusciremo a riallocarlo e farlo crescere anche in termini internazionali». Nel Nordest alcune decine di società quotabili in borsa possono essere per le altre. Per il Trentino si tratta di Aquafil, Cavit, Pregis, il Gruppo Gpi e Vetri Speciali. «Creare competizione tra sistemi e non tra singole imprese è una visione corretta, ma il ruolo del soggetto politico non può essere marginale: è solo con la collaborazione tra istituzioni, sindacati, aziende e alta formazione che potrà nascere un contesto competitivo» ha replicato Alessandro olivi, vicepresidente della Provincia . «Per lungo tempo -- ha ammesso -- si è ragionato in maniera frammentaria, cercando nell'interlocutore pubblico colui che avrebbe potuto risolvere tutti i problemi, ma i tempi sono cambiati e serve uno scatto culturale». Scatto che, come segnalato da Sandro Trento, docente del dipartimento di economia dell'ateneo trentino, diventa urgente: «L'apporto che il territorio offre per la crescita delle sue imprese è negativo, non c'è specializzazione e a sopravvivere sono le realtà meno produttive. Che tipo di politiche pubbliche stiamo portando avanti?» Infine non va dimenticata la difficoltà di accesso al credito: «Chi vuole finanziarsi deve scalare montagne altissime e le banche, prima o poi, dovranno essere chiamate in causa -- ha concluso Di Vico -- una politica industriale plurale ha senso se lo Stato passa l'iniziativa a banche, fondi di investimento e multinazionali».

 

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