I lavoratori nella gestione d'impresa. Carcano, Ferrari e Volpe: è possibile

07/02/2018 -

Corriere del Trentino

«La partecipazione del lavoratore alla gestione dell'impresa. Un progetto possibile». È il titolo del libro curato da Marco Carcano, Roberto Ferrari e Vito Volpe, membri di Ismo. «Si tratta di una lettura critica che pone l'accento sull'opportunità di una sempre maggiore interazione tra il management aziendale e le rappresentanze sindacali», introducono i curatori. Ismo è un centro specialistico di ricerca e intervento per la gestione e per lo sviluppo delle risorse umane nelle realtà organizzative. In quanto tale, si interroga non solo sulle trasformazioni che caratterizzano oggi il lavoro nelle aziende, ma anche e soprattutto su come la partecipazione dei lavoratori possa innestarsi su un simile tema. Una delle trasformazioni principali su cui si insiste è rappresentata dalle ultime due leggi di stabilità, attraverso le quali si è sviluppata una «legislazione premiale» che prevede la possibilità di fornire alle imprese incentivi economici a patto che al loro interno si sviluppi la cosiddetta «partecipazione diretta dei lavoratori». A tal proposito si esprime lo psicologo del lavoro e presidente del gruppo Simki, Luigi Volpe. «La partecipazione è un fattore indispensabile per l'esperienza umana - dichiara - All'estremo opposto della partecipazione si trovano situazioni di patologia come l'estraniamento e l'alienazione, tipici di alcune tipologie di lavoro, come ad esempio il lavoro nei cali center». «L'essere umano ha bisogno di essere in relazione sia con altri sia con ciò che fa. Non si tratta di un elemento accessorio, ma essenziale» . E tali considerazioni risultano ancora più centrali se le si analizza alla luce dei risultati delle ricerche condotte sul tema a livello sia nazionale che internazionale.

Secondo tali studi, infatti, i progetti di partecipazione ben costruiti sono in grado di produrre vantaggi non solo sociali, ma anche economici, produttivi, organizzativi e professionali. «Le trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca sono culturali prima di essere strutturali - si commenta - in tal senso occorre chiedersi se le realtà che gravitano intorno al mondo dell'impresa siano culturalmente in grado di costruire "people strategies" in chiave partecipativa». In tal senso assume un ruolo cruciale l'analisi dei singoli territori e delle singole realtà coinvolte. In riferimento alla provincia di Trento, diversi sembrano essere gli elementi a supporto di una simile possibilità. «Nel nostro territorio esiste da tempo una forte cultura partecipativa - commenta Riccardo Salomone, presidente dell'agenzia del lavoro di Trento - Mi riferisco al livello dei rapporti istituzionali, sindacali e politici». «Tuttavia - continua - la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese funziona e ha funzionato quando la dimensione dell'impresa era grande, elemento di cui purtroppo il nostro territorio è privo». A margine dell'incontro, il presidente dell'agenzia del lavoro si è anche espresso sull'utilizzo di braccialetti elettronici da parte di attività commerciali per monitorare il lavoro dei dipendenti, sollevando gli eventuali rischi per la privacy. «Potenzialmente le informazioni sono moltissime - spiega - Potrei sapere quali sono i percorsi svolti all'interno di un'azienda e usare gli strumenti anche in maniera indebita». Strumenti solo apparentemente simili, ma in realtà molto diversi, vengono usati da alcuni locali di Trento. Nei casi del capoluogo, infatti, i braccialetti forniti ai dipendenti sono dei semplici badge che evitano l'utilizzo di scomode tessere per compiere operazioni frequenti come l'apertura della cassa. E in un simile scenario, quale ruolo giocano le istituzioni? «È necessario realizzare un ulteriore investimento in un sistema capace di mettere a fattor comune le responsabilità dei singoli e dei gruppi». Sono le parole del Alessandro olivi. «Le istituzioni hanno il compito di creare un terreno fertile in tal senso - conclude - E per farlo non servono tanto strumenti legislativi coercitivi, quanto piuttosto un sistema che investa sulla conoscenza e sugli incentivi».

 

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