Fornero: «Lavoro, la mia riforma ammazzata subito»

01/06/2017 -

Corriere del Trentino

L'ex ministra: «Si ragiona solo per mera convenienza. Voto anticipato? Un errore»

TRENTO «Tutti mi accusano di non avere lavorato per i giovani. Non è così. Mi hanno fatto pagare la riforma delle pensioni, io ho sempre lavorato per il Paese». Sono molti i sassolini che è pronta a togliersi dalle scarpe Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro e professoressa dell'Università di Torino e del CeRP-Collegio Carlo Alberto. L'occasione è il seminario organizzato da Tsm LaRes e dall'Università degli Studi di Trento intitolato «Quali regole per il la voro? Il difficile equilibrio tra flessibilità, inclusione e protezione. Un pezzo di vita, quello dedicato alla politica, per il quale assicura di non sentire alcuna nostalgia. «Ho lavorato per portare in Italia, un paese in declino da almeno 20 anni, riforme importanti, a partire da quella del lavoro, ma una riforma per potersi realizzare deve vivere nella società. La mia, invece, è stata ammazzata prima ancora che facesse un vagito». A penalizzarla, sarebbe stato l'utilitarismo politico che lei giura di non aver mai seguito. «Sapevo che dovevamo aumentare il livello di inclusività e di dinamismo del mercato del lavoro. Per farlo, ho ritenuto giusto agire sull'articolo 18 e sull'apprendistato, ma la levata di scudi di Confindustria, della Camusso e dei partiti politici è stata immediata. La verità - continua Fornero - è che si ragiona solo per mera convenienza, anche oggi».

Negativo il suo parere rispetto a eventuali elezioni anticipate: «La situazione economica richiederebbe maggiore stabilità, ma non si pensa mai al bene comune». La stessa cosa è accaduta con i voucher. Averli eliminati è stato un errore, secondo la professoressa, perché «si è puntato il dito contro uno strumento e non contro chi lo ha usato in maniera azzardata». E altrettanto «populista», sostiene dialogando con il professore Luca Nogler, è l'attuale discussione sui vitalizi: «Non se ne farà nulla, è solo un argomento da campagna elettorale, poi se ne dimenticheranno. Invece, dovremmo chiedere un contributo di solidarietà a chi, come i parlamentari, ha avuto più del dovuto». Del resto, secondo la professoressa, tutti sono chiamati a mettersi in gioco, specie in un contesto come quello attuale che con i processi di digitalizzazione in atto porterà nel giro di un decennio alla scomparsa della metà dei mestieri attuali. «Per questo, dovremmo investire di più sulla formazione, tema sul quale siamo molto carenti, e sulle politiche attive. Ma il Trentino - riconosce riflettendo con il presidente del l'Agenzia del Lavoro di Trento, Riccardo Salomone - è un'eccezione: ha dimostrato che i sussidi di disoccupazione se legati a una condizionalità funzionano». Si tratta, dunque, di lavorare sull'«occupabilità». «Dobbiamo da re una scossa a chi è neet o disoccupato, spingendo queste persone a recuperare fiducia».

Silvia Pagliuca

 

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