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Borzaga avverte «Nuovo welfare, lo Stato non basta»

28/11/2017 -

Corriere del Trentino

E' ormai un dato di SS |H fatto che ci x A^J troviamo nell'epoca del post welfare, in cui lo Stato assume un ruolo sempre più secondario nella prestazione di protezione sociale. Serve quindi un nuovo modo di pensare gli attori che, all'interno della società, saranno in grado di garantire il benessere sociale». Con questa riflessione Luciano Malfer, direttore dell'Agenzia della famiglia, ha inaugurato la sesta edizione del Festival della famiglia, cominciato nella sede del Tsm proprio all'insegna del welfare. In particolare, della svolta avvenuta nell'erogazione di servizi sociali, scaturita dalla necessità di trovare una risposta all'aumento progressivo della domanda di servizi, a seguito della comparsa di bisogni a cui le risorse pubbliche non sono in grado di supplire. Dallo Stato, alle aziende, al territorio, alle famiglie. La strategia sta nel fare rete. Le reti diventano strumenti contrattuali per sviluppare interventi di welfare veri e propri. Una pratica che il Trentino mette in atto fin dagli anni '80. «L'ha fatto nel settore dei lavori socialmente utili - ha spiegato Carlo Borzaga professore all'università di Trento ?, costruendo relazioni strutturate fra cooperative, sindacati, parti sociali e provincia». Politiche sociali e politiche del lavoro, quindi, si sono trovate strettamente legate. Il merito del modello trentino di agevolazione dell'inserimento lavorativo è da attribuire a un sistema di triangolazione che ha messo in relazione imprese tradizionali e cooperative, per lo sviluppo di un welfare territoriale. Tuttavia il cambiamento dell'organizzazione complessiva dei sistemi di welfare, è avvenuto in un sistema culturale che non era pronto. Come spiega Borzaga: «Ancora non è stato compreso che il pubblico non è più l'attore esclusivo del welfare. Guardando i servizi socioassistenziali (ad esclusione del volontariato), e togliendo pensioni e sanità, il pubblico, in Trentino, arriva al massimo ad erogare il 40% delle spese di welfare». Pier Antonio Varesi, già presidente dell'Agenzia del lavoro e docente dell'Università cattolica di Milano ha ragionato sulle risposte da dare alla crescita del divario fra i fabbisogni crescenti e le risorse pubbliche scarseggianti: «La bilateralità, nazionale e territoriale può essere una soluzione: rivede il ruolo delle parti sociali nel welfare contrattuale, dando vita a un sistema di protezione sociale che ha come fonte la contrattazione collettiva». Oggi la seconda giornata con la consegna di 110 certificati Family Audit e la presentazione del libro «Family Audit-Storie di aziende family-friendly» di Adele Gerardi. 

 

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